Palpebra leggera,
sguardo sereno.
Il calazio è una cisti benigna della ghiandola di Meibomio. Si risolve quasi sempre con impacchi caldi e massaggio. Quando persiste, una piccola incisione ambulatoriale lo rimuove in modo definitivo, senza segni esterni.
che chiede pazienza e mano leggera.
Diagnosi, risoluzione, prevenzione.
Il calazio, una cisti meibomiana.
Il calazio è una raccolta lipogranulomatosa benigna che nasce da una delle ghiandole di Meibomio allineate nel tarso palpebrale. La causa è l'ispessimento del sebo all'interno della ghiandola, che si rompe e libera lipidi nei tessuti circostanti, scatenando una reazione infiammatoria granulomatosa.
Va distinto dall'orzaiolo, che è invece un'infezione batterica acuta di un follicolo ciliare sul bordo palpebrale. Il calazio cresce lentamente, l'orzaiolo è caldo e doloroso dal primo giorno. Sono due cose diverse, con trattamenti diversi.
Calazio cronico e voluminoso.
Quando il calazio resta a lungo, il rossore e la tensione iniziale si attenuano ma il nodulo persiste. È in questa fase che i pazienti chiedono di intervenire: per ragioni estetiche, o perché la lesione comprime il bulbo e induce ptosi, astigmatismo, calo del visus.
In presenza di calazi recidivanti o atipici, il materiale rimosso va sempre inviato all'esame istologico: la diagnosi differenziale prudente esclude il carcinoma sebaceo, raro ma da non mancare. Davanti al dubbio, l'istologia è sempre giustificata.
Quando il calazio si fa sentire.
Dopo un esordio rapido di alcuni giorni con tumefazione e arrossamento, il calazio diventa un nodulo palpabile, di solito non doloroso ma fastidioso. La palpebra appare pesante, lo sguardo asimmetrico, e nei calazi più grandi compare una sensazione di pressione sul bulbo.
In questa fase la terapia conservativa è la prima linea: impacchi caldo-umidi due volte al giorno per 3-5 minuti, seguiti da massaggio leggero in direzione delle ciglia. Se è presente un'infiammazione importante, si aggiunge una pomata antibiotica topica per qualche giorno.
Calazio iniziale, e l'orzaiolo.
All'esordio il calazio si presenta come una piccola rilevatezza arrossata, lievemente dolente, della palpebra superiore o inferiore. Nelle prime due settimane è frequente vedere il rossore attenuarsi mentre il nodulo resta. La diagnosi è semplicemente clinica.
Da non confondere con l'orzaiolo: l'orzaiolo è caldo, doloroso, localizzato sul bordo ciliare ed è di origine infettiva acuta. Il calazio è più profondo, indolente, cronico. Nel 46% dei casi la sola terapia conservativa con impacchi e massaggio è sufficiente.
Steroide intralesionale, senza bisturi.
Se la terapia conservativa non basta, l'opzione successiva è un'iniezione intralesionale di triamcinolone, eseguita per via transcongiuntivale in tecnica asettica. La procedura è ambulatoriale, dura pochi minuti, non richiede bendaggio.
L'efficacia documentata è tra il 75% e l'84% dei casi. Si esegue con un ago da 27 gauge, 0,2 ml di triamcinolone 10 mg/ml. La via transcongiuntivale riduce il rischio di depigmentazione cutanea. Il controllo a 3 settimane decide se servono ulteriori passaggi.
Incisione e curettage.
Anestesia topica, infiltrazione di lidocaina 1% con adrenalina nel sottocute peri-lesionale, disinfezione con iodopovidone 5%. Si posiziona la pinza emostatica da calazio e si rovescia la palpebra per esporre la superficie tarsale.
Con bisturi #11 si esegue un'incisione verticale, perpendicolare al margine palpebrale, sopra la ghiandola ostruita. Una piccola curette rimuove il contenuto. Nei casi cronici si asporta anche la pseudocapsula con forbici fini, riducendo significativamente il rischio di recidiva.
La terapia delle prime ore.
Al termine dell'intervento si applica una pomata oftalmica antibiotica (cloramfenicolo 1%) e un bendaggio compressivo per circa 4 ore, per controllare un eventuale sanguinamento delle arcate tarsali. Il paziente torna a casa lo stesso giorno, senza punti di sutura cutanei.
A domicilio si prosegue la pomata antibiotica quattro volte al giorno per 5 giorni, accompagnata da un massaggio leggero della palpebra dopo ogni applicazione. Antinfiammatori orali al bisogno. Antibiotici per via sistemica solo se compare cellulite o infezione.
Ecchimosi, sgonfiamento, ritorno alla vita.
Nei primi 2-3 giorni la palpebra può apparire gonfia e leggermente ecchimotica, soprattutto nei calazi voluminosi: è la normale risposta tissutale all'incisione. Il fastidio si controlla con paracetamolo. L'occhio è subito utilizzabile per leggere e per il lavoro al computer.
L'incisione è interna, sulla congiuntiva tarsale, quindi non lascia cicatrici visibili. Il gonfiore si risolve entro una settimana. Sport leggero dopo 7-10 giorni, sport di contatto e nuoto dopo 3 settimane. Il trucco palpebrale può essere ripreso a guarigione completa.
Palpebra in ordine, e via le recidive.
A 4-6 settimane la palpebra ha recuperato la sua forma. La rimozione della pseudocapsula nei calazi cronici riduce in modo significativo il rischio di recidiva nella stessa ghiandola. La cicatrice tarsale interna è invisibile dall'esterno.
La prevenzione di nuovi calazi passa dall'igiene palpebrale quotidiana — salviette dedicate o detergente specifico — e dal trattamento delle condizioni predisponenti: rosacea oculare, dermatite seborroica, blefarite cronica. Nelle forme recidivanti, l'istologia tutela sempre.
Il calazio si tratta con pazienza prima che con il bisturi. Tante volte basta un po' di calore e costanza per restituire alla palpebra il suo silenzio.
Tempi brevi, risultato sicuro.
Le risposte
rapide.
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Palpebra leggera, sguardo sereno.
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